Elvira Carrasco

Elvira Carrasco (1990) è nata in un piccolo villaggio della provincia di Cuenca, in Spagna. Fin da piccola è stata travolta da dipinti, sculture, disegni e libri che saranno tanto influenti e importanti nel suo punto di partenza quanto la sua ricerca, attraverso la quale scopre tecniche che anni dopo non esiterà ad utilizzare. Elvira nasce come una ragazza curiosa, che si rende conto che il disegno diventa una via d’uscita dalla realtà e si imbarca in un mondo in cui partecipano solo lei, una penna e un foglio. Ammira i grandi maestri e si diletta nel vedere le loro opere sia nelle mostre che nei musei, qualcosa che segnerà senza dubbio la personalità di questa ragazza, avvolta da un’aura che la accompagnerà per tutta la vita.

Durante gli anni accademici si dedica allo studio e allo svolgimento delle sue materie, mettendo da parte per molti anni le sue doti artistiche. Studia Storia dell’Arte all’Università di Valencia e, al termine, ottiene una borsa di studio per lavorare alla Stair Sainty Gallery di Londra. 

Fu durante il suo soggiorno a Londra che Elvira, ansiosa di ravvivare la sua creatività, decise di acquistare la sua prima macchina fotografica, qualcosa che desiderava avere da anni.

Come gioco, ha iniziato a usarlo immortalando scene della città di Londra, ha incontrato artisti di graffiti a cui ha scattato foto mentre dipingevano e ha anche creato alcune nature morte con frutta e verdura che ha trovato nel suo quartiere. Mesi dopo la sua scoperta, decide di tornare in Spagna con l’unico obiettivo di diventare una fotografa creativa.   

Già in Spagna, e precisamente a Valencia, allestisce uno studio nel suo soggiorno, che le permetterà di indagare su se stessa e conoscere i propri limiti. È in questo momento che scopre che l’autoritratto è un ottimo modo per comunicare, crea scenari in cui è protagonista e scopre di poter costruire scene fantastiche con pochissime risorse. La sua enorme creatività gli permette di avere una mente attiva e di riuscire a catturare idee che senza la sua macchina fotografica non potrebbe mai concretizzare. Elvira sente che continua a giocare, che è libera.

È uno di quei giorni in cui lavora con se stessa quando decide di provare a dipingere il proprio viso con la pittura. Come se fosse un miracolo, scopre di aver appena inventato una nuova forma di comunicazione con lo spettatore e che il dipinto sul suo viso è il prossimo passo da esplodere. Picasso diceva “L’ispirazione ti trova a lavorare” , ed è così che gli è successo. Mesi dopo aver acquistato la sua macchina fotografica, era consapevole che l’obiettivo di tutto questo processo era scoprire il progetto per il quale Elvira è conosciuta oggi.

Nasce così “Faces Project”, un progetto innovativo, innovativo e fresco, frutto di tenacia e creatività, ricerca e casualità. Il suo progetto è una proposta di autoritratto artistico in cui si sviluppa “Body Art” , termine che definisce l’uso del proprio corpo come supporto artistico o tela. Gli artisti indagano sulla propria immagine sin dalla preistoria, dove troviamo pitture rupestri che rappresentano le mani umane sia in positivo che in negativo. Questo tipo di pittura è anche ben noto nelle tribùdall’Africa, dall’Australia o dal Sud America, dove il viso e il corpo vengono dipinti con colori diversi estratti da minerali, vegetali o animali per ottenere tonalità diverse. Questi dipinti sono usati principalmente per celebrare rituali cerimoniali, caccia, eventi, feste o semplicemente rappresentano uno status sociale e, come fanno queste tribù, Elvira usa anche le mani e le dita per applicare la pittura sul viso e creare il proprio rituale. Le forme che queste tribù usano sono solitamente linee, cerchi o anche rappresentazioni di animali e ogni tribù ha un modo esclusivo di dipingere se stessa, ogni colore o disegno che viene rappresentato, permette di cambiare completamente l’identità della persona, qualcosa di simile a ciò che accade quando Elvira si copre completamente il viso e si mimetizza davanti ai nostri occhi.

Insomma, la tecnica della “Body Art” si è sviluppata nel corso della storia ed è stata molto importante intorno agli anni ’60 in Europa, con riferimenti come Yves Klein, che ha dipinto l’intero corpo dei suoi modelli e successivamente lo ha riflesso in grandi superfici che hanno lasciato tracce di questi corpi nudi.

Elvira lavora sempre da sola, alle spalle dell’umanità. Si prepara e medita prima di procedere a dipingere se stesso, sente paura e una grande energia percorre il suo corpo, energia che sarà l’impulso necessario per produrre l’opera in un sol colpo, senza esitazione. Crea schizzi, indica i colori che potrebbero adattarsi al tuo prossimo lavoro e scopri quale sarà la corrispondenza perfetta. Dopo il rito della pittura, appare la fotografia. Per registrare questo lavoro, che sarà effimero sulla sua pelle ma rimarrà registrato sulla sua macchina fotografica, Elvira si mette davanti a una finestra, che sarà una fonte di luce e ci darà il punto di riferimento, il luogo in cui si trovava fatto la fotografia. Le pupille, e gli occhi in generale, ci forniscono una grande quantità di informazioni, in esse possiamo vedere il riflesso di detta finestra, attraverso la quale viene introdotta la luce naturale e, per questo, il colore dei suoi occhi azzurri secondo la luminosità del giorno.

Il termine “pupilla” deriva dal latino ed è stato tradotto come “bambina” o “bambola”, per questo la nostra parte più scura dell’occhio ha cominciato a chiamarsi in quel modo perché se una persona guarda un’altra molto da vicino e si concentra vede nella sua pupilla, potrà trovare un riflesso di se stessa, simile, secondo i romani, a una bambola oa una ragazza. Altre culture chiamano questo aspetto o figura all’interno dell’allievo in modi diversi, tuttavia, tutti hanno notato questo meraviglioso dettaglio. Questa è la filosofia da cui parte la nostra artista, nei suoi allievi non troveremo solo il riflesso di una finestra da cui conosceremo l’ubicazione dell’artista al momento dello scatto, ma anche (si spera) il riflesso della macchina fotografica stessa, che per Elvira diventa la ragazza di cui parlavano i nostri antenati. La location è molto importante per l’artista, riconosce ciascuna delle stanze in cui ha lavorato e, ovviamente, viene trasferita in quel luogo ed è qui che entra in gioco l’importanza che ciò comporta per lei. Dalla sua prima finestra da cui si poteva vedere una vista spettacolare sull’Alameda valenciana, passando per la finestra in cui si può vedere il campanile della magnifica chiesa della sua città di Cuenca, al suo attuale studio a Valencia, un attico da cui ogni giorno goditi il ​​cielo azzurro, le nuvole e le stelle. Sebbene il suo volto appaia nascosto dal dipinto e sia un’opera d’arte in sé,sentimenti , e quindi se stessa. Questi occhi sono molto espressivi, sebbene il gesto del suo viso rimanga ieratico, ci raccontano sensazioni e sentimenti che l’artista attraversa quando realizza il suo lavoro.

L’ autoritrattoÈ una forma di conoscenza di sé, numerosi artisti l’hanno utilizzata nel corso della storia, essendo l’esercizio più complicato a causa del grado di conoscenza di sé che ciò comporta. Il millenario termine “Conosci te stesso” a cui già tenevano i nostri antenati greci, è ben utilizzato dall’artista, che si sforza di conoscere e sperimentare se stessa in tutti gli aspetti. Qualcosa di essenziale nell’autoritratto è la rappresentazione della psiche, dell’anima umana. Viene valorizzata sia la rappresentazione fisica della persona che il suo carattere. Gli autoritratti iniziano a essere realizzati molto presto nella storia, ma è nel Rinascimento che la figura dell’artista è dignitosa e il suo ritratto acquista importanza. La forma dell’autoritratto si evolve,

Ma senza dubbio, se qualcosa risalta nel suo lavoro è il colore , scioccante, saturo ed esplosivo. Elvira è influenzata dalle sue radici spagnole e, quindi, mediterranee, dove sono presenti il ​​sole, la luce e il colore. Le sfumature di un carattere latino potrebbero anche essere osservate dall’uso di queste tonalità vibranti. È durante il diciottesimo secolo che si studiano gli effetti che i colori producono sulla fisiologia e psicologia umana. Per quanto riguarda il significato dei colori, è noto a tutti che il rosso, ad esempio, evoca passione, amore e desiderio, anche se per alcune tribù significa guerra o lotta. Quelle gialle felicità, gioia, saggezza o morte e quelle blu, pace, calma o tristezza tra le altre emozioni.

Le trame che l’artista genera nelle sue creazioni dipendono dall’acquosità della pittura. Lavora con colori più o meno liquidi per creare piani diversi e si immerge nell ‘ “Action Painting”, una corrente di astrazione pittorica che nasce alla fine del 1940 e il cui massimo esponente sarà Jackson Pollock. Elvira dà importanza all’uso dei colori e alla loro applicazione, generando movimento a seconda di come viene utilizzata la vernice. Le importa anche della velocità con cui questo dipinto viene proiettato sul suo viso, gioca con lo studio precedente del colore e con il caso, che renderà sempre il risultato finale una sorpresa guidata dall’energia che emana. L’artista utilizza tecniche come gocciolamento, sfregamento, ammollo, esplosioni di colore che le riempiono il viso con grande frenesia. In ognuna delle sue creazioni si può vedere come la vernice si trovi su piani diversi, anche, volendo, si può giocare per indovinare quale colore è stato utilizzato per primo e quale colore è stato utilizzato successivamente per ottenere il risultato finale.

Elvira scopre che l’ astrazione è la sua migliore forma di espressione, con essa può liberare le sue emozioni liberamente, come abbiamo già analizzato in precedenza, con l’uso del colore e delle trame. La composizione nell’astrazione esiste, non solo in termini di forma ma anche nell’uso del colore. Elvira conosce molto bene la tecnica così che una composizione non “zoppica” e appaia pulita e coerente, senza mancare o mancare nulla. Quello che l’artista ci offre con le sue opere è senza dubbio la perfetta simbiosi tra realismo e astrazione.  

Attualmente e al di fuori del campo della fotografia, Elvira sta facendo ricerche sulla scultura . Il suo progetto “Faces Project 3D”è la rappresentazione tridimensionale del tuo progetto fotografico. Si apre davanti a noi un nuovo ventaglio di possibilità in cui l’artista utilizza la propria testa come una “tela” su cui applicare le tecniche che conosce dipingendo il proprio viso, tuttavia, questa volta non sarà effimero, ma rimarrà per sempre . Usa semplici teste piene di colore, ma si avventura anche nell’ornamento che integra in queste figure per aggiungere valore. Presenta ossa di animali trovate nei campi, rami di vigneti e persino coni di alberi. Aggiunge anche la tecnica del “collage” con i simboli della cultura POP, così diffusa e importante ai nostri giorni e li combina con i colori fluoro per ottenere un effetto moderno e fluo.

Elvira Carrasco è inarrestabile, lavora con gallerie nazionali e internazionali, essendo rappresentata in città come Madrid, Valencia, Barcellona, ​​Cuenca, Malaga, Murcia, Parigi, New York, Tel Aviv, Eindhoven o Chengdu. Ha anche partecipato e continua a farlo a fiere d’arte in tutto il mondo come Art Palm Beach a Miami, SCOPE a Basilea o Affordable a Milano, con numerose mostre e fiere in calendario nei prossimi anni.