GIUSY LAURIOLA

Giusy Lauriola è nata e vive a Roma. La tecnica che l’ha caratterizzata fino al 2016 è stata l’utilizzo di due strati: sotto la tela dipinta ad olio e sopra il plexiglass su cui viene trasferita la stessa immagine per immaginare un quadro profondo che simuli il movimento e superi la bidimensionalità. Ora usa solo colori e resina su tela. Quando lavora si scatena una tenera  e intensa lotta tra  il suo bisogno di controllare tutto e il suo desiderio di vincerlo per permettere che la resina faccia la sua fluida e magica azione. Con un occhio attento allo stile e alla moda, e con una forte presenza di soggetti femminili, nascono  corpi evanescenti e fluidi, che racchiudono un’area magnifica e magnificente. Pennellate nitide e decise, colori sfocati a volte surreali, soggetti realistici ma mai definiti. Le opere di Giusy Lauriola trasportano l’osservatore in un altro mondo. Quello fatto di sogni e di incertezze, di desideri e di energie.  Il tratto libero si unisce alla resina e crea affascinati effetti cromatici e materici. “La mia ricerca è far combaciare l’immagine interiore che vedo confusa e in lontananza, ma che conosco emotivamente perfettamente, all’opera che creo di volta in volta. E’ un’immagine nascosta, dentro di me, indefinita, trasparente, forte e fragile insieme”, afferma l’artista. Per il suo mondo onirico Giusy si è lasciata abbracciare dalle influenze di Modigliani e Klimt,  Schiele e Boldini. E per i suoi abiti a stilisti di moda come Terry Mugler.

Dal 2004 al 2016 l’artista ha indagato questioni quali la guerra con il progetto Cambialamore, con il quale è stata invitata come ospite d’onore al festival internazionale di Lodz in Polonia. Successivamente,  la presa di coscienza del reale viene rielaborata in una dimensione altra, a volte onirica con la particolare prospettiva di un’utopia giudicata possibile: la bellezza, l’arte, possono ri-costruire la realtà e liberarci da tanti orrori  interiori ed esteriori. Il lavoro che segue è la ricerca del divino nel quotidiano: la lotta tra Illuminazione e Oscurità, D.I.O., esposto a Roma, a Montecarlo e a Capalbio e  il suo video selezionato per Premio Celeste. Al ritorno da un viaggio in Burkina Faso nasce una visione frammentaria, simile a un flash, che sintetizza souvenir di viaggio, momenti del presente e ricordi imprevisti. Il suo sguardo, in seguito, cambia. La tecnica pittorica è arricchita dalla resina e i nuovi lavori raccontano ciò che l’artista vede, ascolta camminando per la città. Con queste opere è stata invitata in Siria con una mostra personale a Damasco e a partecipare a un simposio internazionale d’arte. Nei lavori successivi la nuova percezione è sospesa, contemplata e colorata. Si scorgono ali, misteriosamente appoggiate sui viandanti, quali simboli delle nostre timide e colorate aspirazioni. L’artista crea in queste opere due strati, la tela e il plexiglass, per immaginare un quadro profondo che simuli il movimento e superi la bidimensionalità. Con questi lavori è stata invitata ad esporre  anche in Grecia.

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