Nella retrospettiva che il museo francese dedica a Leonardo non c’è il quadro dei record ma un’altra versione. «La Gioconda? Verrà restaurata»

La grande mostra del Louvre rilancia il secolare mistero sul presunto «Salvator Mundi» di Leonardo da Vinci: qui c’è, non c’è e forse arriverà. Nella mostra dedicata ai 500 anni dalla morte dell’artista (domani l’inaugurazione) un «Salvator Mundi» c’è, ma non è quello giusto se, per giusto, ovvero di Leonardo, si intendesse quello battuto all’asta da Christie’s nel novembre 2017 per il record di 450 milioni di dollari. Quattro esperti internazionali avevano attribuito quella tavola a Leonardo e la National Gallery la aveva esposta come autentica nel 2011. Venduta poi in asta all’erede al trono dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman, l’opera doveva andare al Louvre di Abu Dhabi, ma è uscita dai radar. Per ora non è arrivata nemmeno alla grande esposizione di Parigi, e i dubbi sulla sua attribuzione aumentano. Ma i curatori non escludono che possa arrivare a mostra in corso.

L’altro dipinto

In compenso, qui, c’è un altro «Salvator Mundi» proveniente da una collezione privata. È il cosiddetto «Salvator Mundi de Ganay»,dal nome della nobile famiglia francese che lo possedette nel Novecento, di provenienza da un monastero. Nessuno della famiglia de Ganay credette mai che fosse di Leonardo. Una ventina d’anni fa, però, Carlo Pedretti — allora il maggior leonardista — lo attribuì al genio vinciano, una sua allieva, Joanna Snow-Smith scrisse una monografia a riguardo l’opera fu pure presentata al Papa come autentica. Fu questo il vero «Salvator Mundi» di Leonardo sino a quando, nel 2011, la National Gallery accreditò come del genio di Vinci quell’altro — ovvero quello allora di proprietà dell’americano Robert Simon, passato poi all’oligarca russo Dmitri Rybovlev e, infine, all’Arabia Saudita. Da allora il «vecchio» «Salvator Mundi de Ganay» scomparve: fu venduto pure dalla famiglia francese, si dice a un russo, e forse rimase in un deposito svizzero. Per ricomparire ora, improvvisamente, al Louvre.

https://www.corriere.it/cronache/19_ottobre_22/01-interni-arecorriere-web-sezioni-9622a67e-f500-11e9-bd4f-0986d8452d56.shtml?refresh_ce-cp

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