SpazioCima
New Exhibition

“PROSPETTIVE INVERSE” Raffaele Canepa Fabio Turri

DAL 5 al 14 DICEMBRE

VERNISSAGE MERCOLEDI’ 5  DICEMBRE DALLE ORE 18:30

La mostra proseguirà con i seguenti orari:
dal lunedì al giovedì h. 15:00 – 19:00
venerdì h. 10:00 – 13:00

SpazioCima, via Ombrone 9, Roma
Info: info@spaziocima.it – www.spaziocima.it
tel. +39 06 85302973 – +39 342 9923606

 

Raffaele Canepa

Oltre 720nm

Fotografare l’invisibile

720 nanometri (milionesimi di millimetro) è generalmente considerato il limite oltre il quale la luce visibile sconfina nell’infrarosso e diventa invisibile ai nostri occhi.

I sensori digitali hanno uno spettro  sensibile più ampio rispetto  all’occhio umano  e riescono a “leggere” lunghezze d’onda fino a 1.200nm, ben oltre i nostri limiti biologici.

Utilizzando macchine fotografiche    appositamente    modificate e filtri   che escludono  completamente la porzione visibile della luce vado   ad esplorare oltre i limiti della visione umana, in quella parte     di spettro luminoso dove la nozione di colore perde ogni significato e la luminosità è molto diversa da quello che abitualmente percepiamo.

Tecnicamente, ciò che mostrano le mie fotografie, è invisibile a occhio nudo.

Il tratto più caratteristico della fotografia ad infrarosso è il bianco di cui risplende la vegetazione, contrapposto a cieli scuri e dai forti contrasti (per via del modo con cui riflettono e assorbono l’infrarosso).

La luce infrarossa, invisibile  ai nostri occhi,  viene  elaborata in  una  immagine  che siamo  in grado di vedere, in cui colore e luminosità sono fortemente alterate. la combinazione di diverse tecniche di scatto e di postproduzione porta a risultati molto differenti: non esiste un percorso definito da seguire, ed ogni  scatto porta con sè una buona dose di sperimentazione.

Partendo dalla mia esperienza personale, voglio raccontare quali sono le caratteristiche della fotografia ad infrarosso e come per me, da un gioco sperimentale,  è diventata  il cuore  della mia  produzione  fotografica,  in  un  lavoro  di ricerca che è partito dagli scenari naturali per spostarsi successivamente sulla fotografia  di architettura e sul ritratto.

Biografia breve

Sono stato introdotto alla fotografia analogica da mio padre, quando ero un bambino, e da allora ho sempre giocato – più o meno seriamente – con le macchine fotografiche.

Nel 1993 da Genova – dove sono nato nel 1974 – mi sono trasferito a Milano, per frequentare la facoltà di economia; poco tempo dopo il mio arrivo  in città sono stato coinvolto nel primo lavoro sul  set  di uno spot pubblicitario e alla fine del secondo  anno accademico ho  lasciato gli studi di  economia per  perseguire  una  carriera  nella produzione audiovisiva.

Per circa 20 anni ho lavorato come produttore esecutivo e come regista su numerosi documentari, spot pubblicitari e programmi televisivi; in questo arco di tempo la fotografia mi ha accompagnato come uno strumento per raccogliere appunti visivi.

Circa 10 anni fa ho iniziato a lavorare come fotografo professionista sui campi da golf, sia per eventi sportivi che per fotografia di paesaggio e proprio in questi scenari naturali ho iniziato ad esplorare il regno dell’infrarosso e della luce invisibile.

Fabio Turri

Gli scatti  fotografici di  FABIO TURRI  ci raccontano  un universo  urbano ricco  di umanitá,  scorci  di  un tessuto cittadino dove chiaroscuri, spazi, linee, vuoti e pieni, raccontano l’involucro fisico/architettonico e le persone che lo vivono attraverso un linguaggio da street photographer non comune e mai banale.

Vite differenti in ambienti cosmopoliti, il piacere del dettaglio, la propensione a cogliere la diversità nella confusione dell’omologazione contemporanea.

Biografia breve

Fabio Turri nasce a Roma nel 1974. Architetto, lavora presso diversi studi sia in Italia che in ambito internazionale prima di dedicarsi alla libera professione. Si avvicina alla  fotografia da  bambino  seguendo la passione di mamma Bruna e papà Romano che, notata la sua curiosità, gli regalano la sua prima macchina fotografica.

Da allora “scattare” ha sempre  rappresentato per  lui una  sorta  di  metacomunicazione  con  la  quale  ci trasmette l’esperienza di cogliere col proprio sguardo un particolare notato  nel caos pop  di una megalopoli, o  di catturare la bellezza nel volto di un passante, o ancora un colore esploso nel rigore architettonico.

La passione per i viaggi lo porta a  esplorare, attraverso  la camera, un  universo di immagini molteplici e  confusive dove però il suo speciale sguardo riesce sempre a cogliere e valorizzare la diversità, sia nella  staticità degli edifici, sia nel movimento della gente di strada.

Un mondo eterogeneo di scatti che trova il proprio filo conduttore nella streetphotography e nella ricerca culturale e pop del “diverso nel tutto”, restituendo allo spettatore una galleria di immagini cariche di una emotività struggente.

 

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