Invito

Invito

Martedì 14 Aprile dalle ore 18,30
SpazioCima
(via Ombrone, 9 Roma)
è lieto di presentare la mostra di Max Ciogli

CIOGLI – Invito al silenzio
Personale | Show case installazione interattiva

Dal 14 al 26 aprile 2015 SPAZIO CIMA – ROMA

Dopo la recente installazione didattica al Museo MART di Rovereto, l’inserimento dell’opera interattiva “Nuova memoria” all’interno della Collezione 2.0 di Palazzo Collicola Arti visive di Spoleto e la realizzazione negli ultimi due anni di progetti istituzionali l’artista CIOGLI inaugurerà il 14 aprile 2015 alle ore 18.00 presso Spazio Cima in Roma la sua personale“INVITO AL SILENZIO”.

18 opere uniche opere realizzate dall’artista tra tele, sculture e carte d’autore. Attraverso una sua caratteristica installazione l’artista ne rivelerà il loro processo costruttivo. La percezione infatti diventa per CIOGLI un’esperienza che, attraverso la presenza di sensori audio che azionano il software da lui realizzato, rende fruibile l’opera in modo interattivo accendendo i disegni delle opere con matrici cromatiche legate ai suoni ambientali (o nel caso di strumenti musicali). L’aspetto fondamentale dell’espressione artistica di CIOGLI è infatti quella di porre il fruitore dentro il processo artistico coniugando e ricongiungendo gli aspetti fondamentali della sua ricerca in un unico iter dove opera e didattica coincidono. MusiCroma, questo il nome, è infatti il primo metodo di musica a colori d’immagine anche per sordi e autistici (metodo brevettato) creato dall’artista in collaborazione con l’Istituto Statale Sordi di Roma con patrocini d’eccellenza come MIUR, RAI, UNESCO e Roma Capitale. Per questo motivo saranno presenti al vernissage, oltre che a delegati dell’Unesco, anche persone sorde e autistiche che potranno interagire con l’istallazione in modo spontaneo.


Cenni critici a cura di Gianluca Marziani

Il quadro non rappresenta più il passaggio finale ma un’apertura relazionale tra opera e funzione tecnologica. La natura del progetto trasporta il disegno del quadro nella dimensione scenica del muro, recuperando il segno primigenio sulla quinta del reale. Da qui il terzo passaggio verso l’oggetto fisico, animato da una nuova memoria pittorica che decreta un processo iconografico. Fino al momento che chiude il cerchio, una proiezione finale in cui scompaiono la materia (quadro), la linea (disegno) e il volume (oggetti), a favore di una sintesi tecnologica che raccolga il concetto dinamico nell’unicum luminoso.
L’artista indaga la forma dentro lo spazio, ne sente i pesi e volumi, le energie e il carico relazionale. Procede per spostamenti semantici, lavorando sul confine tra manualità e tecnologie. Chiaro il suo obiettivo: recuperare la dimensione reale dell’oggetto, appropriarsi della natura viva di una forma, una visuale da designer evoluto che applica modelli scientifici ad un approccio creativo e liberatorio. Non è un caso che la pittura sia puro strumento d’indagine, svincolata dalle tecniche e materie compositive. E non è un caso che l’artista sperimenti superfici pittoriche su oggetti reali, così da connettere la virtualità residuale della pittura con la concretezza simbolica delle forme vive.

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